Il commando omicida che doveva portare a termine la spedizione di morte che aveva come obiettivo il boss della Sibaritide Damiano Pepe ha atteso nei pressi dell’abitazione dell’uomo il momento più opportuno per entrare in azione. Quando il 64enne è rientrato a casa in auto, una Fiat Panda, in compagnia della moglie, dopo una serata trascorsa da un congiunto, ha approfittato dei pochi secondi che servono per l’apertura del cancello automatico che da accesso alla proprietà. Sono spuntati nel buio della notte e hanno fatto fuoco con “armi lunghe”, molto presumibilmente anche un kalashnikov, per portare a termine l’agguato che aveva la missione di “eliminare” l’obiettivo dell’azione di fuoco. Trenta, forse quaranta proiettili, che hanno attinto innanzitutto il lato destro della vettura raggiungendo mortalmente la moglie di Pepe, Silvana Sibarelli, di 60 anni, che è rimasta uccisa dalla pioggia devastante dei colpi sparati che l’hanno raggiunta al torace e al volto senza lasciarle scampo.
Il marito, sebbene ferito al torace e alla clavicola, è riuscito a reagire disperatamente per sottrarsi alla condanna a morte che su di lui era stata pronunciata e ha ingranato la marcia, lanciando l’auto lungo il vialone che conduce all’abitazione. La corsa sarebbe proseguita fino a sfondare un secondo cancello automatico, prima di raggiungere la casa. Un tentativo estremo di sottrarsi a una pioggia di proiettili che ha avuto conseguenze mortali per la donna che gli sedeva accanto.
A dare l’allarme e a chiamare i soccorsi sarebbe stato un vicino che, secondo le prime informazioni, avrebbe anche caricato Pepe sulla propria auto, accompagnandolo all’ospedale “Giannettasio” di Corigliano-Rossano. Sul posto è intervenuta la Pet di Corigliano, che ha constatato il decesso della donna. Pepe è stato successivamente trasferito all’Annunziata di Cosenza, dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Ricoverato nel reparto di Chirurgia d’urgenza, è stato dichiarato fuori pericolo. L’uomo è vigile e, nei prossimi giorni, potrebbe essere sottoposto a un nuovo intervento, mentre viene piantonato a vista dalle forze dell’ordine.
Il fascicolo dell’inchiesta, condotta dai carabinieri del nucleo investigativo provinciale di Cosenza e della Compagnia di Cassano, coordinati al momento dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, già oggi potrebbe essere trasmesso alla Dda di Catanzaro vista la firma di chiara matrice ndanghetista dell’azione sanguinaria.