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STORIA A LIETO FINE

Buona sanità, la storia di un 66enne: «una corretta diagnosi mi ha salvato la vita»

L'uomo castrovillarese ha scritto una lettera per ringraziare il cardiologo che ha capito la patologia di cui era affetto e che presto sarebbe divenuta irreversibile

Una vita di controlli, per via del suo stato di ipertensione. Visite ed analisi di ruotine a scandire il tempo di una prassi ormai consolidata per tenere a bada il problemino di pressione che lo attanaglia da sempre. Poi ad un certo punto, una anomalia. Il cuore è ingrossato. Durante uno dei controlli un segnale che forse qualcosa sta cambiando. Chissà come sarebbe finita se nel ciclo dei vari esami ospedalieri un uomo di sessantasei anni castrovillarese – che ha voluto raccontare alla nostra testata questa storia di buona sanità – non avesse incontrato il medico a cui oggi «devo la vita e che voglio ringraziare pubblicamente».

Il professionista in questione è il cardiologo Franco Corrado, una vita in corsia e membro del team di medici che rendono il reparto dello Spoke castrovillarese un punto di riferimento per le patologie del cuore. E’ durante una ecografia cardiaca che il dottore dell’ospedale di Castrovillari nota che il cuore del paziente in esame è ingrossato. La lampadina del professionista si accende, gli esami clicini sembrano non dare segnali di allarme, ma qualcosa insospettisce il professionista della medicina. Per questo chiede all’uomo di approfondire il suo stato cardiaco con una risonanza magnetica nucleare che consolida il sospetto: amiolidosi cardiaca, una malattia rara che dopo i 70 anni diventa irreversibile e da poche prospettive di vita.

Una patologia causata dall’accumulo di proteina amiloide che infiltra le strutture cardiache in particolare nel ventricolo sinistro. «Una notizia che mi ha praticamente fatto cadere sulla sedia, la mia vita è stata stravolta, non conoscendo cosa poteva succedermi ho vissuto un periodo bruttissimo». Ma accanto al paziente castrovillarese la figura rassicurante del cardiologo che consiglia la strada giusta da intraprendere. Passano poche settimane e l’uomo viene preso in carico dall’ospedale “Vincenzo Monaldi” di Napoli «un’altra eccellenza medica del sud» – aggiunge il paziente – specializzato in malattie rare.

Qui viene rivoltato come un calzino, con esami specifici e approfonditi che conferma la sospetta diagnosi rilasciata a Castrovillari. Per fortuna oggi la ricerca anche grazie a Telethon ha messo a punto un nuovo farmaco, il Tafamidis che costa circa 22mila euro a scatola, che tiene a bada questa proteina e nella fase embrionale del problema concede una aspettativa di vita lunga a coloro che sono affetti da amiolidosi cardiaca.

«Devo la mia vita ad una corretta diagnosi e al medico che ha saputo guardare oltre un semplice esame di routine, e per questo che non finirò mai di ringraziare il dottor Franco Corrado per essere stato esempio di buona sanità e avermi anche saputo accompagnare nelle scelte opportune da campiere quando ero andato in panico più assoluto. Si parla spesso di malasanità, quando accadono casi di errori nelle corsie dei nostri ospedali, ma dobbiamo saper anche vantare gli esempi di bravi medici, competenti, che sono attorno a noi e che, come nel mio caso – conclude l’uomo – riescono a salvare vite umane».

Da poche settimane l’uomo ha iniziato il suo piano teraputico definito dal Monaldi di Napoli e continuerà a fare i controlli di rito per la patologia che lo riguarda, avendo la certezza di avere attorno a se «eccellenze in campo medico che devono renderci orgogliosi».

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di Vincenzo Alvaro

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