Da una parte un cospicuo dossier ricco di numeri e dettagli su ciò che Campotenese rappresenta in chiave turistica e agroalimentare per lo sviluppo del territorio, dall’altra il tentativo di dialogo con la proprietà e gli azionisti dell’albergo che è stato candidato a centro di accoglienza straordinaria per migranti. Due vie parellele, ma con lo stesso fine: provare a difendere la porta del Parco del Pollino da un progetto che cozza con gli investimenti e le visioni della contrada montana di Morano Calabro.
Dopo la prima riunione con il territorio preoccupato per l’ipotesi della nascita di un Cas all’interno dell’Hotel Regina, ieri l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mario Donadio ha incontrato nuovamente una partecipata assemblea di operatori turistici, aziende dell’agroalimentare, residenti e operatori della ristorazione che gravitano attorno all’altopiano da anni riconosciuto come porta d’accesso all’area protetta del Pollino. Ma questa volta al suo fianco c’era tutta la politica territoriale a vari livelli, in un chiaro messaggio di unità per difendere Campotenese dal «businnes dell’accoglienza e della speculazione».
La cordata istituzionale
Oltre ai sindaci di Laino Borgo, Mariangelina Russo, e di Mormanno, Paolo Pappaterra, all’assemblea hanno preso parte anche i neo eletti consiglieri regionali del territorio Elisabetta Santoianni e Riccardo Rosa, unitamente al presidente del Gal Pollino Sviluppo Domenico Pappaterra e Vincenzo ventura in rappresentanza del commissario Lirangi del Parco del Pollino. Una cordata istituzionale che si è stretta attorno all’amministrazione comunale di Morano Calabro con il preciso intento di collaborare alla formulazione di un dossier che metta in luce le potenzialità dell’area montana e la sua naturale vocazione al turismo e allo sviluppo della filiera agricola, determinata da cospicui investimenti pubblici e privati per la nascita di aziende, strutture ricettive, ciclovia dei parchi, percorsi e servizi che promuovono il turismo esperienziale e sostenibile.

La premessa è stata d’obbligo e si cristallizza nelle parole del sindaco Donadio: l’opposizione al progetto del Cas non rappresenta per l’amministrazione comunale e l’intero territorio «nessuna forma di razzismo» ma il rigetto al «business dell’accoglienza e della speculazione». Tutti hanno dichiarato di essere favorevoli all’accoglienza ma in forme e luoghi diversi da quello candidato da un gruppo di privati con i quali, però, si è deciso di provare a interloquire per capire le loro ragioni ed eventualmente offrire, come territorio, una proposta concreta in alternanza a quanto ipotizzato per la struttura che rimane nevralgica, invece, per lo sviluppo globale del turismo nell’area di Campotenese e anche la più importante in termini di posizione e capacità di accoglienza.
La vocazione di Campotenese
«Campotenese ha un visione già tracciata da anni e non può averne una diversa da quella che ha oggi» hanno sostanzialmente affermato tutti gli intervenuti in un coro unanime di cristallizzazione della realtà. Qui agricoltura e turismo sono la doppia faccia di una stessa visione di sviluppo compatibile con l’ambiente e la qualità dei prodotti e dei servizi offerti in questa porzione di parco del Pollino. Basta leggere i numeri (che poi saranno quelli da inserire nel documento che si inizierà a realizzare) che parlano di una crescita esponenziale del turismo esperienziale, della nascita di nuove aziende agricole e turistico ricettive, e osservare la quantità di eventi ospitati proprio a Campotenese negli ultimi cinque anni: tutti incentrati sulla promozione e valorizzazione dell’experience e della vocazione enogastronomica dell’altopiano e del Pollino.
L’incontro con il Prefetto
Venerdì scorso il sindaco di Morano Calabro ha incontrato il Prefetto di Cosenza, Rosa Maria Padovano, insieme al commissario straordinario dell’Ente Parco del Pollino, Luigi Lirangi, approfondendo la tempestica della candidatura della struttura alberghiera. Il bando pubblico che prevede la riconversione delle strutture ricettive in centri di accoglienza attende, dopo le manifestazioni di interesse, la valutazione di idoneità delle proposte presentate ed, eventualmente, la prosecuzione dell’iter. Dalle notizie in possesso dell’amministrazione comunale si parla di fine mese. Un tempo breve ma utile per costruire il dossier che possa offrire una visione completa di ciò che Campotenese rappresenta per il territorio e rilevare l’incongruenza del progetto presentato dai privati.

Altopiano strategico e modello di sviluppo
Tanti gli interventi che si sono susseguiti nel corso dell’incontro presso la Catasta di Campotenese, ma per tutti è chiaro che non si cercano “streghe” da combattere ma si vuole seguire la strada del «dialogo istituzionale» per ribadire ciò che vuole essere questa contrada montana moranese per l’area del Pollino e difendere chi per anni ha «investito qui e ora è preoccupato per i sacrifici fatti». Oggi questo altopiano è baricentro anche rispetto al lavoro di raccordo fatto e promosso con la vicina Basilicata, ma questo luogo è stato modello di cooperativismo agricolo anche nel passato, quando la montagna ha creato le occasioni per ragionare insieme di sviluppo. Nell’epoca moderna questa visione e modello di promozione sostenibile ed economia possibile legata ai prodotti della terra e alla coesione con l’ambiente naturale è stato oltremodo chiaro e visibile, anche attorno alle infrastrutture nate nell’ultimo decennio. E attorno a questo modello la politica si è stretta in maniera unanime nel ribadire che al di la delle leggi che consentono agli imprenditori di «investire nella direzione che preferiscono» dall’altro lato «esiste la morale, i sogni e le ambizioni di persone che credono in qualcosa di diverso e che, qualcosa di diverso, in questo territorio può avvenire» ha dichiarato Riccardo Rosa consigliere regionale di Noi Moderati. «E’ un dovere essere al fianco del territorio sul quale si è lavorato tanto – ha aggiunto Elisabetta Santoianni, consigliere regionale di Forza Italia – non ragionando di pancia, ma usando la testa. Qui bisogna far sviluppare le potenzialità attorno al turismo e all’agricoltura in un’areale che è patrimonio di tutti. E lo dobbiamo con coscienza e responsabilità nell’interesse di quanti hanno investito qui e hanno creduto nel sogno di uno sviluppo diverso e possibile».