E’ il procuratore della Repubblica di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, a dare il senso dell’efferato delitto di Amendolara. «In trent’anni di attività mai vista una crudeltà simile. È stato un episodio di gravità inaudita sia per oggettività, 4 morti, che per le modalità». La frase pronunciata nel corso della conferenza stampa in Questura a Cosenza per cristallizzare i fatti della strage dei braccianti agricoli sulla Ss 106 dice due cose: la violenza del crimine e la velocità delle indagini grazie alla grande professionalità delle forze dell’ordine in campo. «L’episodio – aggiunge il procuratore – è stato ricostruito in maniera compiuta in pochissime ore, quasi un arresto in flagranza. Indagini ci hanno consentito di raccogliere, con tutte le cautele del caso, gli indizi di reato. Ho apprezzato, e tutti dobbiamo farlo, l’ennesima pronta risposta dello Stato. Lo dobbiamo soprattutto alla gente del Sud».
La strage ripresa in diretta
Sono state le telecamere di sorveglianza del distributore di benzina ad aver immortalato le scene più cruente che hanno aiutato gli inquirenti a fare piena luce su quanto si è consumato ad Amendolara. Prima un uomo – si scoprirà che è un carabiniere forestale – si avvicina al minivan che trasporta sette persone (i due presunti caporali e le vittime). Appena l’uomo si allontana i due caporali pachistani mettono in atto il loro piano: rompono le maniglie dall’interno, danno fuoco all’abitacolo e vanno via. Grazie alle immagini vengono isolati i volti degli autori del rogo: gli agenti li raggiungeranno a Villapiana e li troveranno vestiti nello stesso modo. Il filmato riprende anche l’unico superstite: riesce a rompere un vetro a gomitate e fugge via, ancora parzialmente avvolto dalle fiamme. Dal posizionamento dei cadaveri, gli inquirenti ricavano l’impressione che le vittime abbiano provato a liberarsi usando braccia e gambe (e nel video delle telecamere di sorveglianza si vede che l’auto ondeggia, probabilmente per via di questo tentativo). Il superstite, invece, avrebbe sfruttato un attimo di incertezza di chi ha appiccato l’incendio riuscendo a fuggire dall’abitacolo nonostante le ustioni. Non ci sono, invece, al momento elementi che possano aver fatto da fiancheggiatori.
Le indagini continuano
«Movente e contesto al momento non ha un carattere di forza perché stiamo lavorando da 48 ore». A dirlo il procuratore della Repubblica di Castrovillari Alessandro D’Alessio spiegando così che il movente della strage dei braccianti di Amendolara per inquirenti e investigatori non è stato ancora accertato. «Quando succede un episodio del genere – ha aggiunto – il primo obiettivo è dare un’identità agli indiziati per raggiungere poi un livello di gravità indiziaria tale che ci porti a costruire il quadro probatorio. Ovviamente non potremmo dare tutti gli elementi. Si parte da una formulazione di ipotesi poi la bravura sta nel rigore di indagare. È una storia nella quale ho apprezzato l’elevata professionalità della Squadra mobile di Cosenza per la difficoltà, anche del territorio, e la prontezza con la quale è intervenuta. Non c’è stato un contrasto operativo tra le forze di polizia intervenute. Tutti hanno lavorato per raggiungere lo stesso obiettivo».
Il magistrato non ha risposto poi alle domande dei giornalisti: «Se non rispondiamo – ha detto – è soltanto per il rispetto della legge e di efficacia dell’indagine perché va avanti con serietà, spirito di squadra e rigore perché ragioniamo su quello che possiamo dimostrare».
Ora si cerca di capire il perchè del gesto, che potrebbe essere riconducibile al caporalato che imperversa nella zona ma come spiegato sempre dal procuratore D’Alessio «il caporalato è una delle piste, ma non l’unica». «Sul contesto stiamo ancora indagando» ha aggiunto. «In questo momento il quadro indiziario è stato mirato all’identificazione degli autori» dell’omicidio «e lo sottoponiamo così al giudice. Ovviamente ogni azione ha sempre un inquadramento e un contesto e anche su quello stiamo lavorando». Le vittime, ha spiegato poi il procuratore, erano tutti in Italia con regolare permesso di soggiorno ed erano incensurati e presenti in Italia da anni.