E’ la guerra dei social quella che sta caratterizzando da alcune settimane la vita politica castrovillarese. I social sono diventati il princpale strumento di informazione spesso usato male ed in maniera autonoma dai partiti politici o da esponenti politici che dimenticano forse quelli che devono o dovrebbero essere i canali di una corretta comunicazione istituzionale. Ormai tutti usano questo canale che è diventano il mezzo unico e veloce di comunicare al “cittadino – elettore” quanto fatto dimenticando spesso che il consiglio comunale è il luogo fondamentale per un costruttivo confronto politico.
E proprio sul tema “social” è intervenuto a muso duro il segretario del Partito Democratico Armando Garofalo (che ha usato lo stesso canale per il comunicato stampa ndr ) per criticare “una modalità di comunicazione politica che, purtroppo, sta diventando sempre più frequente e che considero profondamente preoccupante: l’utilizzo dei social come strumento di delegittimazione dell’avversario, di personalizzazione dello scontro e, talvolta, di vera e propria guerriglia politica”.
L’episodio a cui fa riferimento Garofalo riguarda una “recente comunicazione diffusa da Noi Moderati, nella quale viene esposto pubblicamente un cittadino ( espressione del partito ndr) , rappresenta a mio avviso un esempio di una deriva che non possiamo considerare normale né tantomeno accettabile”. Garofalo non entra nel merito delle opinioni “né intendo trasformare questo episodio in una polemica personale. È il metodo che contesto. La politica ha il diritto e il dovere di confrontarsi, anche duramente. Ma il confronto politico dovrebbe avvenire sulle idee, sulle scelte, sui programmi e sui risultati. Quando invece si sceglie di mettere una persona al centro della scena per delegittimarla, ridicolizzarla o utilizzarla come bersaglio di una comunicazione politica, si supera un limite che non dovrebbe essere superato”.
E il problema “diventa ancora più serio quando a farlo sono persone che ricoprono ruoli istituzionali o responsabilità politiche. Chi rappresenta un’istituzione non può dimenticare che ogni propria parola, ogni propria comunicazione e ogni comportamento pubblico contribuiscono a determinare il clima della comunità. Ma Chi ha un ruolo istituzionale ha una responsabilità in più: dovrebbe dare l’esempio, non inseguire la logica del consenso immediato attraverso la provocazione, l’ironia aggressiva o la delegittimazione dell’avversario”. I social sono ormai parte integrante della comunicazione pubblica e politica afferma Garofalo.
Non possiamo chiedere ai cittadini di abbassare i toni e contemporaneamente utilizzare gli strumenti della comunicazione pubblica per alimentare contrapposizioni, schieramenti e attacchi personali. E la questione riguarda anche la vita interna dei partiti. È altrettanto grave quando, per colpire un avversario politico o addirittura un proprio compagno di partito, si ricorre a profili falsi, account anonimi, identità non riconoscibili o pagine utilizzate per insinuazioni e delegittimazioni personali. Questa non è partecipazione politica. È una degenerazione.
Garofalo come Segretario del Partito Democratico non intende “alimentare questa spirale e non risponderò alla guerriglia social con altra guerriglia social. Continueremo a fare opposizione, a criticare quando necessario e a proporre alternative, ma alla luce del sole e nel rispetto delle persone. Perché c’è una differenza sostanziale tra il diritto di criticare e il tentativo di delegittimare. E soprattutto, chi svolge una funzione pubblica dovrebbe sentire il dovere di essere parte della soluzione, non del problema. Castrovillari – conclude Garofalo – non ha bisogno di una politica fatta di tifoserie, profili anonimi, attacchi personali e battute costruite per ottenere qualche consenso in più sui social. Ha bisogno di una politica adulta e responsabile”.