La riesumazione del progetto di una funivia che colleghi le cime del Pollino al fondo valle, secondo l’idea illustrata dal consigliere regionale Riccardo Rosa, ha avuto un merito: trovare unità di consensi nel rigettarla da parte del mondo della montagna del Sud. Dalle guide ufficiali del parco nazionale del Pollino, ai più grandi camminatori e divulgatori dei percorsi montani, fino alle associazioni di settore, tutti hanno levato una voce comune di dissenso rispetto al progetto che già in passato aveva vissuto una sua fase di dibattito, ed era stata rispedita al mittente. Per Andrea Vacchiano, coordinatore Associazione delle Guide Ufficiali del Parco Nazionale del Pollino, la proposta del consigliere Rosa è «anacronistica, dannosa e priva di alcun criterio di tutela e di vera valorizzazione» di un’area protetta, Geoparco Unesco, come è il Pollino. Un «reel grottesco» come sintetizzato anche da Saverio De Marco Consigliere Nazionale Associazione Italiana Wilderness.
L’appunto che gli uomini e gli operatori della montagna rivolgono alla uscita del neo consigliere regionale è quella di dimostrare «una completa ignoranza delle caratteristiche uniche e delle vere motivazioni che permettono al territorio del Pollino di essere così riccamente apprezzato, conosciuto e visitato. Non è con la costruzione di una funivia che si permette un turismo accessibile – spiega Vacchiano – (come dimostrano i tanti impianti che anno dopo anno vengono chiusi in territori molto più facilmente raggiungibili e popolosi dei nostri), ma con una gestione attenta che mira a recuperare e migliorare le strade già presenti, ad intervenire con mezzi idonei nel periodo invernale, a potenziare la sorveglianza con i Carabinieri Forestali, ad incentivare i progetti di Educazione ambientali per i bambini e per le comunità locali, e potremmo continuare ancora».
La brand reputation del Pollino
Il Pollino negli anni, anche grazie all’attento lavoro di personale qualificato e guide esperte, ha saputo costruire la sua brand reputation proprio nella dimensione esperienziale e sostenibile di turismo, costruendo la sua credibilità aderendo alla Carta Europea del Turismo Sostenibile, tutelando le faggete vetuste oggi patrimonio Unesco, aderendo ai protocolli di candidatura per i Geositi dei quali è ricco, e scegliendo una dimensione accogliente ma non invasiva del suo contesto naturalistico, con Italus tra i pini loricati più longevi d’Europa, altra chicca botanica per la quale siamo attenzionati da chi ama la montagna, e la promozione della Ciclovia dei Parchi tra i fiori all’occhiello di una proposta a ritmo lento che ha saputo attrarre qualità di presenze.
Bevilacqua: «non si può tornare indietro e rimettere tutto in discussione»
Ad intervenire sulla vicenda anche Francesco Bevilacqua, uno dei più grandi camminatori delle montagne calabresi, autore di saggi e volumi di valorizzazione del patrimonio sentieristico anche del Pollino, il quale ha voluto ricordare che proprio l’area protetta calabro – lucana è «frutto di una lunga battaglia proprio contro il progetto (il famoso OTE-EFIM) che prevedeva un carosello di villaggi turistici in quota, piste da sci ed impianti di risalita; che non si può tornare indietro di quarant’anni e più e rimettere tutto in discussione; he qualunque funivia si facesse comporterebbe danni ambientali ingentissimi a paesaggio ed ecosistemi; che il turismo che si è scelto per il Pollino è di tipo sostenibile e non può essere quello della monocoltura dello sci in auge in alcune zone delle Alpi. Non sono le masse dei turisti che possono portare sollievo, progresso e tutela delle comunità e dei luoghi ma la loro “qualità”».
De Marco: «l’attrattiva del Pollino sono i suoi ambienti integri»
Infine per Saverio De Marco, Consigliere Nazionale AIW, l’intervento di Rosa «desta sconcerto» ma chiama in causa anche l’Ente Parco al quale la guida ambientale chiede di intervenire «per ribadire con fermezza qual è la mission prioritaria di un Parco Nazionale e quali sono gli interventi da mettere in opera per favorire un turismo sostenibile nel Parco, che dia anche lavoro alle comunità locali e crei economia». L’attrattiva maggiore del Pollino – ricorda De Marco – «riguarda soprattutto gli ambienti ancora relativamente integri che ha al suo interno: creste rocciose popolate da pini loricati, faggete vetuste, boschi con alberi monumentali, estesi pianori. Vi sono cioè ambienti ancora wilderness che attirano ogni anno tanti turisti consapevoli e che vanno prioritariamente conservati, anche per rispettare il diritto a fruirne delle generazioni future (e a proposito, wilderness non significa “natura incontaminata” ma natura non urbanizzata, priva di strade e appunto di funivie che ne deturpino i versanti)».