E’ stata un’altra giornata nera per il Pollino quando raggiungiamo il commissario straordinario del Parco, Luigi Lirangi, mentre segue da vicino le operazioni di spegnimento condotte dagli elicotteri e dai canadair che fin dalle prime ore del giorno hanno volato sul fronte di fuoco che minaccia le cime dello sky line dell’area protetta sul versante calabrese. I suoi occhi sono rivolti verso la coltre di fumo che dalla postazione nella quale operano i Dos di Calabria Verde, nei pressi del campo sportivo di Frascineto, impedisce di avere un quadro preciso di ciò che avviene in cima. Mentre i mezzi aerei continuano a fare la spola tra il mare e le lingue di fuoco che si intravedono nei canaloni che salgono verso il Dolcedorme e gli elicotteri si riforniscono nella vasca provvisoria – controllata dai volontari di Protezione Civile dei gruppi Anpana e Il Pellicano – installata presso l’orto botanico, dove arrivano anche le autobotti dell’antincendio boschivo della Regione Calabria.
Più in cima il direttore di Calabria Verde, Giuseppe Oliva, e i suoi uomini sorvegliano con le squadre AIB del Parco nazionale del Pollino l’avanzare del fuoco perché ora «la preoccupazione più grande è per i simboli del nostro parco, i pini loricati – afferma Luigi Lirangi ai nostri microfoni – è lì che ora si concentrano le attenzioni più grandi e scongiurare l’irreparabile». Quello di questi giorni, commenta il numero uno del Parco più grande d’Italia, «è un attacco alla Calabria. Gli incendi che stanno flagellando non solo il Pollino ma tutta la regione dimostrano che si vuole colpire il cuore verde della nostra terra».
E mentre gli elicotteri e i Canadair si incrociano nel cielo in questo andirivieni frenetico per fermare le fiamme accanto al commissario del Parco continua imperterrito il lavoro degli uomini a terra e il supporto investigativo dei Carabinieri Forestale, mentre più a valle le autobotti dei Vigili del Fuoco corrono a domare il riaccendersi dei focolai spenti ieri e che il vento e le condizioni climatiche ogni tanto riattizzano, generando una continua emergenza che li costringe a correre da una parte all’altra del territorio. Basta girare le spalle alle cime del Pollino per accorgersi che a pochi chilometri di distanza in linea d’aria il monte di Cassano e Lauropoli vivono la stessa emergenza di fuoco che tra Frascineto, Castrovillari, San Basile, Morano Calabro e Saracena ha lasciato polvere e cenere ovunque, tracciando una linea nera di distruzione che ora impegna tutto l’orizzonte.
Gli ultimi lanci prima che il buio impedisca ai mezzi aerei di volare rappresentano l’estrema difesa di uno sforzo massimo che da giorni vede uomini e mezzi impegnati a difendere la natura aggredita così brutalmente dalle mani ignote che hanno generato, con inneschi studiati, i roghi che hanno interessato più punti del territorio. Domani all’alba l’azione di salvaguardia del patrimonio boschivo riprenderà con la stessa lena e «vedrà impegnati altri due elicotteri che hanno con l’Ente Parco del Pollino una convenzione per il piano antincendio boschivo» – spiega Lirangi – «La sofferenza più grande è per la flora e la microfauna di questi boschi che è andata persa per colpa di chi appicca i fuochi. Un dolore vedere la biodiversità del Parco distrutta. Ma ora non è tempo di arrendersi – aggiunge – bisogna essere resilienti e avere la capacità di remare tutti nella stessa direzione. Certo poi andranno approfondite le cause dei roghi e cosa non è andato nella gestione dell’emergenza e capire cosa non ha funzionato, per migliorare ciò che oggi non ha garantito la possibilità di evitare questa emergenza. Ma ora è tempo di resistere e riprenderci da questa situazione, e la natura farà il suo corso per far rivivere quello che oggi le viene strappato».