Settanta giorni. E’ questo il tempo che separa gli elettori dal voto amministrativo di fine maggio. Ma oltre a rappresentare il confine temporale entro il quale scegliere la guida della Città di Castrovillari per i prossimi anni è anche lo spazio che, ad oggi, consegna al cittadino la crisi della rappresentanza che ha investito i partiti politici locali. Perchè se c’è una verità in questa lunga agonia a cui siamo costretti ad assistere da settimane è che non c’è nulla di nuovo sotto il sole, per un usare un adagio.
Ogni legislatura che inizia ha un termine ben preciso, al netto di scossoni politici o giudiziari che ne interrompano il naturale percorso. E dunque tutti sapevano che dopo l’ultima elezione dell’ottobre 2020 cinque anni dopo si sarebbe tornati alle urne e bisognava arrivare preparati. Lo sapeva bene il centro sinistra che detiene la leadership amministrativa di quella che un tempo era definita la capitale del Pollino. Appellativo che ha purtroppo perso nel corso di una lunga stagione politica che parte da lontano e non si riferisce solo agli ultimi governi del Partito Democratico. L’esuberanza di ben più piccole comunità l’ha messa ai margini di un sistema territoriale nel quale Castrovillari rimane centrale solo per i servizi che eroga a carattere generale per il comprensorio (tribunale, ospedale, ect). Senza contare che anche su questi temi, che sono di grande interesse e attualità, la città poteva giocare un ruolo di guida autorevole che ha smarrito dimenticando di avere una storia e una identità che le venivano riconosciute da tutti.
Domenico Lo Polito, sindaco in carica e governatore locale per ben tre volte di seguito, dovrà fare un “mea culpa” insieme al Partito Democratico sul perchè si sia fatto distrarre dalla certezza del buon governo, non assicurandosi un “delfino” capace di traghettare per la quarta volta (e allora diventerebbe storia) l’attuale schieramento amministrativo verso la riconferma politica. Ora che la città è un cantiere frutto anche di quella programmazione che arriva dagli ultimi dieci anni e che bisogna raccogliere i frutti di quanto messo a progetto, serviva provare a rimanere al timone della nave cittadina. E invece al netto dell’elezione di nuovo segretario, sembra brancolare nel buio alla ricerca di una scialuppa di salvataggio che gli eviti l’impatto fragoroso contro l’iceberg della bocciatura elettorale già al primo turno.
Come nelle migliori sceneggiature della drammaturgia “Se Atene piange, Sparta non ride”. Mai citazione fu più azzeccata e riferita al centro destra, che più di ogni altro schieramento doveva avere “la fame” amministrativa di voler tornare a dimostrare di essere “meglio” di quelli che c’erano prima. Nel 2020 quando al ballottaggio persero le elezioni dal candidato sindaco ai responsabili di partito sconfitti dissero che “la città non aveva capito il progetto politico”. Quindi questi cinque anni dovevano essere la palestra (lunga e autorevole) per poter prepararsi al debutto elettorale prima di chiunque altro. E invece da mesi si assiste a interminabili e inconsistenti interpartitiche: non si trova una quadra e si sono create frizioni e spaccature che potrebbero rivelarsi fatali per l’ormai imminente campagna elettorale.
Uno stallo che potrebbe risultare a tratti ridicolo, se non portasse con sè il dramma di un vuoto di senso che ha investito la politica a carattere nazionale, e sul scala locale riverbera, amplificandoli, gli aspetti più eclatanti. Mancano i leader, gli uomini di polso, quelli con l’autorevolezza e il coraggio di saper scrivere la storia e assumersi le responsabilità quando è il momento di non stare alla finestra a guardare cosa fanno gli altri. E la cosa più spaventosa, per una città che avrebbe bisogno di uno scossone serio e determinante per il futuro, è non avere una visione reale di cosa e come far diventare Castrovillari nei prossimi anni.
Prima o poi, nei giorni che restano fino al 24 e 25 maggio (val bene ricordarlo a chi si affanna litigando per sostenere la sua corrente o i nomi “forti” messi a disposizione della coalizione), qualcosa uscirà dal cilindro ormai pieno di toppe della politica locale. E poi saremo costretti a sentire parole e parole su palchi pieni di vip(s) e fantomatiche strategie di rilancio per Castrovillari (quando andrà bene). Alla peggio ascolteremo critiche spietate sulla incapacità degli avversari. In mezzo a questo marasma di passerelle e luci da palcoscenico restano i cittadini, sempre più sgomenti del perchè nessuno abbia seriamente messo in cantiere un progetto autorevole per il bene dei castrovillaresi e di chi investe e produce, sogna e spera all’ombra del Pollino. In questo vuoto cosmico ha preso la scena un nuovo progetto civico che già da mesi ha ufficializzato il suo candidato Sindaco e continua a promuovere incontri e dialoghi con la città. Mentre la primordiale esperienza di civismo, ormai, al netto di qualche premio, corso per animali e foto ricordo ha perso la stoffa del passato tra i corridoi di Palazzo Campanella dove il suo gruppo operativo è ormai impegnato da qualche anno.
Che fare allora? Sperare. Sperare che i partiti finiscano le guerre intestine e le indecisioni, si assumano una minima responsabilità, gettino il cuore oltre l’ostacolo e le tirate di giacca. E scelgano. Illuminino il buio di queste settimane. Poi ai cittadini lo scettro del potere. La matita nella cabina elettorale. Per dare un segnale forte, con il coraggio della scelta.