Era già stato oggetto di confronto politico nel corso della campagna elettorale e oggi ritorna di attualità il futuro di Piazza Gallo, il nuovo spazio urbano voluto dall’amministrazione Lo Polito nella parte sud di Corso Garibaldi e al centro del dibattito sulla sua destinazione d’uso. Il 2 Settembre scorso circa 300 cittadini (con tanto di firme in calce al documento) hanno protocollato una petizione, all’attenzione del Sindaco e della giunta comunale e del Presidente del Consiglio, che chiede di mantenere la «destinazione pedonale di Corso Garibaldi Sud e degli spazi oggetto dell’intervento di rigenerazione urbana finanziati con fondi PNRR». Una richiesta fatta all’esecutivo che guida la città per continuare a far vivere quella parte di città come «spazio pubblico libero dalle auto, sicuro, accessibili e destinato all’incontro».
Per i cittadini firmatari il «ripristino della carrabilità centrale rischierebbe, inoltre, di generare nuove criticità legate alla sicurezza, soprattutto perché lo spazio è stato realizzato prevalentemente a un unico livello e con una percezione unitaria. In assenza di una chiara separazione fisica tra area pedonale e area carrabile, il passaggio e la sosta dei veicoli potrebbero avvenire in modo disordinato, con possibili pericoli per pedoni, bambini, anziani e persone con difficoltà motorie». Inoltre l’ipotesi di parziale riapertura al traffico definirebbe una «modifica sostanziale della destinazione pedonale» che potrebbe «compromettere il senso stesso dell’opera, venendo meno agli obiettivi di rigenerazione urbana» per i quali è nata la nuova piazza.
Una petizione che a più di un mese dalla sua presentazione – ed è questa l’accusa dei consiglieri di centro sinistra nei confronti del Sindaco – non avrebbe ricevuto le risposte e la valenza pubblica che invece meritava e che per Statuto comunale avrebbe dovuto avere. Per Ernesto Bello, Rosa Saraceni e Vincenzo Covucci il sindaco ha «in un solo colpo mortificato circa 300 cittadini che le avevano rivolto una petizione; esautorato i gruppi consiliari; messo sotto i piedi il regolamento comunale; distrutto uno degli strumenti di democrazia diretta concessi ai cittadini dalla nostra Costituzione».
Il regolamento comunale e le accuse della minoranza
Lo strumento di partecipazione democratica chiedeva «di verificare la destinazione della nuova isola pedonale su piazza Gallo e parte sud di corso Garibaldi nonché di analizzare il progetto originario finanziato, per evitare di dover restituire il milione di euro concessi in al nostro comune per la realizzazione dell’opera». Il regolamento comunale all’articolo 34 prevede che «entro 10 giorni dal ricevimento il sindaco la assegna agli uffici per l’istruttoria e ne invia copia ai capigruppo consiliari. Nei 30 giorni successivi deve dare risposta ai firmatari dando massima diffusione della risposta» asseriscono i consiglieri di minoranza. Ma la De Gaio non avrebbe comunicato nulla ai capigruppo, non avrebbe svolto «alcuna istruttoria visto che non ha inviato alcun atto (anche gli uffici, evidentemente, nella sua visione non servono a niente)», «non ha dato alcun riscontro» nei 30 giorni previsti e «5 giorni dopo la scadenza di tutti i termini ha dato una non risposta ( ha comunicato al primo firmatario che non poteva rispondere perché l’opera non è collaudata)». Ma per l’opposizione c’è di più: «non ha dato alcuna evidenza pubblica alla non risposta non risultando pubblicata da nessuna parte».
Per Bello, Covucci e Saraceni una cosa è il collaudo, latra cosa è la richiesta dei cittadini. Anche se – si chiedono – «cosa c’entra il collaudo se i nuovi spazi sono fruibili da mesi e si sono svolti tanti eventi alcuni dei quali organizzati dalla stessa amministrazione? Davvero pensa di mortificare diritti ed intelligenza dei cittadini? La petizione non è un messaggio wattsapp o una richiesta di incontro, ma un istituto (uno dei 3) previsti dalla nostra Costituzione, di democrazia diretta, concessi ai cittadini. Gli organi eletti, i consiglieri comunali, non costituiscono ornamento per consentire alla sindaca di pavoneggiarsi; i regolamenti comunali sono atti normativi ed il sindaco è il primo a doverli rispettare. Il sindaco – concludono – ha l’obbligo di rispondere ad una articolata istanza dei cittadini che non chiedevano di imporre la propria visione bensì’ ponevano una serie di domande e meritavano risposta sui futuro dei quegli spazi; sapere le intenzioni dell’amministrazione dopo la necessaria istruttoria degli uffici. Nulla di tutto questo è avvenuto e, per tale motivo, con il fine specifico di ripristinare la “democrazia” nel nostro comune siamo stati costretti a segnalare la gravità dei fatti al Prefetto ed agli organi ministeriali».