E’ stato un omicidio volontario plurimo quello che ha ucciso i quattro uomini di nazionalità pakistana sulla Ss106 nei pressi di una stazione di servizio ad Amendolara, intorno all’ora di pranzo di ieri 1 giugno. Ormai non ci sono più dubbi per gli inquirenti che stanno lavorando senza sosta per accertare la verità sui terribili fatti che hanno portato alla strage dei braccianti agricoli, morti bruciati ancora vivi nel monovolume sul quale viaggiavano insieme ad altri tre connazionali. Ci sarebbero le immagini a circuito chiuso del rifornimento ad inchiodare alle proprie responsabilità due degli occupanti della vettura, ma resta da capire il movente di questo efferato quadruplo omicidio che ha scosso la comunità di Amendolara a tutto l’Alto Jonio cosentino.
Di fronte alle immagini già in possesso della Procura della Repubblica di Castrovillari che segue il caso per competenza territoriale, cadrebbe anche il sospetto delle prime ore che avrebbe ipotizzato, dietro a questa esecuzione, una mano mafiosa che per modalità ed esposizione non aveva convinto fin dall’inizio gli uomini della Polstrada di Trebisacce e della Squadra Mobile di Cosenza che hanno in mano il fascicolo della strage della Ss106.
Dalla serata di ieri, infatti, gli investigatori hanno stretto il cerchio attorno a due pakistani che sono ritenuti i responsabili di questo efferato delitto. Da quel che si apprende, ancora in forma non ufficiale, le quattro vittime erano ancora vive e coscienti quando l’auto è stata data alle fiamme. E da quel che si ipotizza nella vettura ci sarebbe un quinto uomo che sarebbe stato visto fuggire via con ferite e vestiti lacerati e del quale si stanno cercando riscontri. Se così fosse potrebbe essere l’unico testimone oculare, oltre agli esecutori materiali, di quanto accaduto intorno alle 13:00 nel piazzale della stazione di rifornimento Ip lungo il tracciato della 106.
Secondo quanto emerso nella serata di ieri, sui corpi delle quattro vittime non sarebbero stati rinvenuti segni evidenti di colluttazione né ferite da arma da fuoco. Sul posto era presente anche il medico legale dell’Asp di Cosenza, Ottorino Zuccarelli. L’autopsia sui quattro corpi disposta dalla Procura sarà eseguita all’ospedale di Rossano e potrà fornire ulteriori dettagli per cristallizzare la verità. Ma dei quattro uomini, secondo quanto riferito, sono rimasti soltanto i resti ossei. I vigili del fuoco hanno lavorato a lungo per ricomporre quanto era possibile. I cadaveri si trovavano tutti nella parte anteriore dell’auto, completamente distrutta dalle fiamme. La domanda da chiarire, oltre al movente, è perchè nessuno dei braccianti agricoli sia riuscito a fuggire dal rogo che li ha divorati insieme alla carcassa dell’auto. Una domanda chiave per capire la dinamica di questa brutalità compiuta in pieno giorno su una strada trafficata.