Era la mattina del 6 novembre 1975 quando un improvviso malore ci privò della figura di Umberto Caldora. La sua morte avvenne in una delle prime maisonnettes del campus universitario di Arcavacata all’età di 51 anni, dove si era trasferito dall’Università di Napoli per far parte del primo nucleo di docenti della Facoltà di Lettere e Filosofia, i cui corsi di laurea partirono nel 1973. Arrivò in Calabria, credendo le ruolo della Università cosentina, come docente di storia moderna per il corso di laurea in storia e fu subito chiamato a coprire la carica di direttore del dipartimento di storia per il biennio accademico 1973/1975, dopo la breve direzione assunta dal professor Boris Ulianich nella fase di partenza ed impostazione delle Facoltà e dei dipartimenti ad opera dei Comitati Ordinatori, istituiti dal Ministro della Pubblica Istruzione, on Riccardo Misasi nell’aprile 1971.
Nativo di Castrovillari, prima dell’Università della Calabria aveva avuto incarichi di insegnamento di storia moderna e contemporanea presso le università di Chieti, Lecce (dove ebbe come collega anche il professor Antonio Guarasci), Bari e quindi Napoli. Era membro di numerose accademie e istituti culturali: socio dell’accademia Pontaniana; della Deputazione di storia patria per la Calabria e Lucania; del centro nazionale di studi napoleonici; fu direttore dell’Istituto storico per la resistenza in Campania dalla fondazione fino al 1971. La sua ricca produzione scientifica è stata prevalentemente orientata sul Mezzogiorno.
Tornando all’Università della Calabria per il suo ruolo di docente nella Facoltà di Lettere e Filosofia aveva coronato la sua attività di studioso risultando vincitore del concorso per la cattedra di storia moderna. Di lui lo storico direttore del quotidiano calabrese Piero Ardenti, nel dare la notizia della scomparsa 50 ani fa, tracciava il ricordo di «studioso insigne, insegnante umano e comprensivo, era tornato nella sua Calabria, a Cosenza, per insegnare all’Università di Arcavacata. Aveva creduto in questa Università e in essa credeva malgrado polemiche e disillusioni». Caldora non era solo uno storico serio e scrupoloso «ma un figlio appassionato» che fece della sua vicinanza al socialismo un uomo capace di battersi per i suoi ideali e di affermare con il suo impegno di studioso di credere nel «progetto di formazione e ricerca per lo sviluppo della Calabria».
Gianluigi Greco (Unical): «ricordare Caldora arricchisce il patrimonio di valori dell’università»
«Il nome di Umberto Caldora è già ampiamente noto, ben oltre la comunità universitaria e fino alla società calabrese, grazie all’intitolazione della prima aula magna dell’Ateneo» – ha dichiarato il neo rettore dell’Unical, Gianluigi Greco – «Celebrare la sua figura con puntualità, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, arricchisce e aggiorna la memoria storica dell’Università e il suo patrimonio di valori, fondamentali per la crescita futura. Questa conoscenza evidenzia anche il ruolo cruciale svolto dalla città di Castrovillari e da figure illustri come l’ingegnere Gaetano Greco Naccarato, Aldo Bonifati e i docenti Vittorio Cappelli e Matteo Marini, rafforzando così lo storico legame tra la città e l’Università della Calabria».
Lo Polito: «annovernato tra i fondatori di Arcavacata
«Sono 50 anni che Umberto Caldora ci ha lasciati. Un tempo lungo – ci ha dichiarato l’attuale sindaco di Castrovillari, Mimmo Lo Polito – che non affievolisce il ricordo e la lungimiranza di questo nostro cittadino castrovillarese che, senza ombra di dubbio, può essere annoverato tra i fondatori dell’università di Arcavacata. In un periodo storico di inizio anni settanta in cui spesso le nuove idee per il nostro mezzogiorno trovavano realizzazioni con compromessi al ribasso, Umberto Caldora si spendeva per un Ateneo vero, con opportunità residenziali per gli studenti, con facoltà ed indirizzi di studio idonei a formare nuove classi dirigenti. Oggi l’Unical è un’apprezzata realtà in grado di attrarre grandi menti; al tempo della sua istituzione, però, serviva grande visione e capacità propositiva per creare un Ateneo che nel contempo offrisse opportunità di studio qualificate e trattenesse tanti studenti che, specie negli anni settanta, erano attratti da sedi universitarie poste in cittadine politicamente più vivaci. Questa grande intuizione la di deve a pochi e tra questi proprio al castrovillarese Umberto Caldora che ha reso e continua a rendere orgogliosa l’intera comunità»