La Procura generale di Salerno ha deciso di non impugnare la parte della sentenza di primo grado relativa alla corruzione nel processo che vedeva imputato il magistrato cosentino Eugenio Facciolla, oggi in servizio come giudice civile al Tribunale di Potenza. La scelta rende definitive le assoluzioni per corruzione dello stesso Facciolla, dell’agente della Polizia stradale Vito Tignanelli e della moglie Marisa Aquino. L’ex procuratore Capo di Castrovillari dovrà ora difendersi dall’accusa di falso nel processo di secondo grado che invece la Procura generale ha deciso di impugnare rispetto all’assoluzione di Facciolla su questa contestazione.
I fatti risalgono al periodo in cui Facciolla era procuratore di Castrovillari. L’ipotesi accusatoria sosteneva che tra il 2016 e il 2018 l’allora capo della Procura del Pollino avrebbe assegnato incarichi per intercettazioni telefoniche e ambientali alla Stm srl, società del settore riconducibile alla coppia Tignanelli-Aquino, ottenendo in cambio utilità: una sim card e un sistema di videosorveglianza installato nei pressi della sua abitazione a Cosenza. In origine la contestazione era di abuso d’ufficio, poi modificata in corso d’indagine. La Procura di Salerno aveva chiesto tre anni per Facciolla e due anni per Tignanelli e Aquino. Accusa tuttavia infondata all’esito dell’istruttoria dibattimentale e stoppata al termine del processo di primo grado.
Le contestazioni di falso erano aggregate alle indagini avviate dalla Procura di Catanzaro sui presunti rapporti del maresciallo Carmine Greco con ambienti criminali. Gli accertamenti sul sottufficiale avevano fatto emergere anche presunte irregolarità attribuite all’allora procuratore di Castrovillari, tra cui ipotesi di falsificazioni di atti d’indagine, una delle quali contestata anche a Nota. La documentazione era stata trasmessa a Salerno, competente per i procedimenti a carico di magistrati dei distretti di Cosenza e Catanzaro.