Non un mero «esercizio di retorica» ma un momento assembleare per lanciare un messaggio di «unità e solidarietà» dopo i fatti di sangue che quarantott’ore fa sono tornati a macchiare di sangue la Sibartitide e Cassano Jonio in particolare. Nel teatro comunale della città delle Terme in tantissimi hanno risposto all’appello del Sindaco Gianpaolo Iacobini e del vescovo Monsignor Francesco Savino. Sindaci con la fascia tricolore di diverse città del cosentino e della Calabria, associazioni movimenti, singoli cittadini, sindacati, studenti, insegnanti, famiglie. Tanti volti diversi di un’unica narrazione collettiva venuta per dire a chiare lettere che Cassano non è quella che la Ndrangheta vorrebbe raccontare. Ma anche un momento di confronto libero per capire «che fare» dopo l’ennesima aggressione criminale a questo territorio che ha lasciato sul terreno un’altra vittima innocente: una donna, caduta sotto i colpi violenti delle mitragliette che provano ad intimidire un contesto «ricco di storia e identità» che non vanno dimenticate ma esaltate per essere la leva di sviluppo che contrasta il potere della violenza.
«Questa è l’ora della responsabilità – ha ricordato Monsignor Savino – anzi della corresponsabilità. E da questa assemblea in poi è anche l’ora del coraggio, perchè nessuno può tirarsi indietro se vogliamo bene a Cassano e alla Sibaritide. Il potere criminale che pure c’è va sconfitto e debellato. Ma vanno rigettati il rischio dell’impotenza, dell’indifferenza e della retorica».
L’idea del Sindaco Iacoboni e del Vescovo della chiesa locale è che da questa assemblea debba partire «un grande movimento culturale», una «partecipazione collettiva» che si innesta in quel monito che Papa Francesco fece nella spinata di Sibari in occasione della visita pastorale di più di un decennio fa: «siete scomunicati» ai mafiosi che oggi continuano a sporcare questo territorio. Serve ora più che mai una «memoria rivoluzionaria di cambiamento» che richiama quanto disse il Papa e serve denunciare, collaborare, respingere ogni connivenza e non lasciare solo chi contrasta il potere della criminalità.