Voto contrario di tutta la maggioranza di centro destra alla mozione che era stata presentata il 29 giugno (nel giorno del primo consiglio comunale dell’era De Gaio) da Ernesto Bello e Rosa Saraceni del centro sinistra. Mozione che era stata poi spostata al consiglio comunale del 30 luglio, quando è stata definitivamente bocciata. A raccontare cosa è successo ci ha pensato proprio il consigliere Saraceni dei Democratici per Castrovillari ricordando innanzitutto il testo del documento che chiedeva «l’istituzione della Commissione Speciale di studio sui fenomeni di intolleranza, discriminazione, incitamento all’odio e apologia del fascismo nel territorio comunale, nonché per l’affermazione del ripudio da parte del Consiglio Comunale di Castrovillari di ogni forma, metodo e comportamento riconducibile al fascismo».
«Non stiamo parlando di una battaglia politica tra schieramenti contrapposti su tariffe, appalti o bilanci comunali – aggiunge il rappresentante della minoranza – Discutiamo di qualcosa di molto più semplice e fondamentale: chiedevamo all’Assemblea di affermare, solennemente e pubblicamente, che i valori dell’antifascismo sono i valori di questa città, perché sono i valori su cui si fonda la Repubblica Italiana. Chiedevamo di istituire una Commissione Speciale, incentrata sullo studio e non sull’inchiesta, senza un euro di spesa pubblica, con il fine unico di occuparsi dei fenomeni di intolleranza, discriminazione e apologia del fascismo che si sono manifestati nel nostro territorio. E lo dico con forza, perché nessuno possa fraintendere: quello che proponevamo non doveva essere un atto simbolico vuoto, ma uno strumento concreto di approfondimento, ascolto, proposta e prevenzione; la creazione di uno spazio istituzionale capace di coinvolgere scuole, associazioni, presìdi culturali e realtà sociali, per comprendere meglio ciò che accade nel contesto territoriale che ci circonda, capace di costruire risposte serie e non solo chiacchiere da salotto buono. La risposta è stata No».
La proposta arrivava in consiglio dopo il contestato e discusso striscione apparso durante il corteo die festeggiamenti per la vittoria della neoletta Anna De Gaio a Sindaco di Castrovillari, l’8 giugno. Un «esplicito richiamo alla Marcia su Roma» seguito anche a «messaggi discriminatori e di incitamento all’odio in occasione delle iniziative legate al Pride. Episodi gravi, che non possono essere minimizzati o ignorati da chi fa parte delle istituzioni territoriali». In occasione del primo consiglio comunale di insediamento la mozione era arrivata all’attenzione del consiglio comunale ma nonostante il regolamento dica che «la mozione presentata prima dell’inizio della seduta deve essere discussa e votata» la maggioranza – ricorda Saraceni – «aveva votato per rinviarla, impedendo anche la semplice apertura del dibattito. Un atto irrituale e illegittimo, per il quale abbiamo presentato formale esposto alla Prefettura di Cosenza e al Ministero dell’Interno. Quella presa di posizione aveva già anticipato le conclusioni: questa maggioranza non voleva confrontarsi nel merito, non ieri, non oggi, mai. E il 30 luglio abbiamo avuto la conferma definitiva».
Il ruolo del presidente del consiglio
Per Rosa Saraceni, però, nella vicenda il ruolo di Pierluigi Abenante, presidente del consiglio in quota Forza Italia, ha «significato del tutto peculiare e la sua posizione non può essere assimilata a quella degli altri Consiglieri di maggioranza. Il Presidente del Consiglio non è un consigliere come gli altri: deve essere il garante del corretto funzionamento dell’Assemblea, il custode delle prerogative di tutti i consiglieri, di maggioranza e di minoranza. È il simbolo istituzionale dell’organo che presiede. Ebbene, questo Presidente ha già dimostrato il 29 giugno scorso di non essere imparziale nell’applicazione rigorosa del Regolamento, avallando il rinvio illegittimo della nostra mozione. Ieri ha confermato la sua posizione in maniera decisa: ha abbandonato qualsiasi parvenza di terzietà su un tema che riguarda argomenti di carattere costituzionale, senza alcuna interazione politica, e ha votato contro una mozione che, ribadisco, chiedeva il rispetto di principi fondamentali della Costituzione. Un Presidente del Consiglio che vota contro l’antifascismo non è più un arbitro: è una parte».
Ma sempre secondo il consigliere di minoranza «non meno grave è la condotta di Forza Italia, partito dello stesso Presidente del Consiglio e per sua stessa definizione, emblema di un approccio politico liberale. Dall’8 giugno ad oggi, mai una parola, nessun comunicato ufficiale, nessuna dichiarazione pubblica, nessuna presa di distanza dallo striscione con il richiamo alla Marcia su Roma esposto durante i festeggiamenti della loro vittoria elettorale. Quasi due mesi di silenzio assoluto. E ieri, l’atto finale: il voto contrario alla mozione proposta. Forza Italia, che si definisce partito di centrodestra moderato ed europeista, non ha trovato il modo, in tutto questo tempo, di censurare e condannare un episodio che ha richiamato uno dei capitoli più bui della storia italiana. Quel silenzio è una risposta. E quel voto contrario è una conferma».
«Castrovillari – chiosa la Saraceni – merita un’Amministrazione che abbia il coraggio di stare dalla parte dei valori giusti, non una maggioranza che si nasconde dietro procedure e rinvii per evitare di fare la cosa più ovvia: dire che il fascismo è una pagina chiusa e che non appartiene alla nostra città. Le istituzioni hanno il dovere di dirlo ad alta voce. Non chiedevamo una passerella, ma uno spazio fisico dove le scuole, le associazioni locali, i presìdi culturali e le realtà sociali possano essere ascoltati e coinvolti, per capire davvero cosa accade quotidianamente sul territorio e costruire risposte serie e azioni reali, non annunci di circostanza. Chi ha votato NO, questo lo sapeva bene: non ha rifiutato un simbolo, ma ha precluso uno strumento. Noi non ci fermiamo».