Se non ci fosse stata la profondità a caratterizzare la scossa di magnitudo 6.1 registrata a largo della costa tirrenica di Amantea intorno alla mezzanotte e dodici minuti del 2 giugno, forse ora saremmo a raccontare un’altra storia. Perchè il movimento tellurico che ha interessato la Calabria ed è stato avvertito distintamente in tutto il Sud Italia vanta un record poco inviabile: è il secondo sisma per magnitudo mai registrato da INGV in territorio nazionale da quando sono iniziate le rilevazioni, cioè dal 1985. Un dato impressionante che riporta alla memoria ferite che la terra ha inferto a territori del Paese molto recenti e che di poco si avvicinano ai dati registrati dai sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
Per capire di quanto potente sia stata la dimensione del fenomeno basti pensare che l’unico sisma che in Italia ha superato quello di stanotte è stato quello disastroso di Norcia di ottobre 2016, quando la magnitudo segnalata è stata di 6.5 a 10 km di profondità. In quel caso, come per la Calabria stanotte, non ci furono morti ma l’intera popolazione venne sfollata e la ricostruzione che interessa la cittadina dell’Umbria, culla del movimento benedettino, è ancora in corso.
Di minore intensità ma con conseguenza per la popolazione molto più disastrose i terremoti che hanno coinvolto le città de L’Aquila e Amatrice: in Abruzzo morirono 309 persone, nel Lazio 237. In quei due casi, la magnitudo era uguale inferiore rispetto a quella del terremoto in Calabria di questa notte. Nel 2009, a L’Aquila, quando crollò la casa dello studente, la magnitudo era pari a quella di stanotte. Nel 2016, ad Amatrice, nella tragedia che sconvolse l’Italia, addirittura era un 6.0, di 0.1 inferiore rispetto a quella di Amantea.
A salvare la Calabria, come dicono gli esperti, è stata la profondità del sisma registrato a 250km nelle profondità del mare. Conseguenza che ha attutito l’effetto sulla terra, nonostante i cittadini abbiano avvertito distintamente il tremolio della terra e in molti casi si sono riversati in strada per paura. Ad Amatrice e L’Aquila la profondità del sisma fu minima, quasi 8km, procurando effetti devastanti per la cose e le persone.