Non ci sono più «le ragioni che avevano alimentato l’adesione iniziale» per i referenti dei Comitati territoriali di Futuro Nazionale della provincia di Cosenza, Eugenio Salerno (Castrovillari), Simona Russo (Cosenza), Francesca Rosito (Morano Calabro), Gianfranco Groccia (Spezzano Albanese) e Vincenzo Borrelli (Altomonte), insieme a Gaetano Falabella, cofondatore del Comitato di Francavilla Marittima i quali in una nota annunciano la definitiva fuoriuscita dal movimento di Vanancci. Una decisione «collettiva e ponderata» maturata dopo «un’attenta riflessione politica» che oggi li pone in maniera critica sul «metodo» e sulla «gestione organizzativa e sull’indirizzo politico del movimento».
«Avevamo creduto in un progetto nuovo, capace di rinnovare la politica, valorizzare il merito e restituire centralità ai territori. Ci siamo invece ritrovati di fronte a dinamiche che ricordano fin troppo da vicino quelle della vecchia politica: decisioni calate dall’alto, scarsa partecipazione e un crescente distacco da chi lavora concretamente nelle comunità locali» scrivono in una durissima presa di posizione che sottolinea come «alcune linee politiche e programmatiche» sono giudicate «troppo estreme e lontane da una visione del centrodestra moderno, equilibrato e capace di coniugare identità, responsabilità istituzionale e attenzione ai problemi reali del territorio».
Uno strappo grave con la dirigenza nazionale ma anche calabrese da parte di chi fin da subito aveva alimentato il radicamento di Futuro Nazionale sul territorio della Provincia di Cosenza, una delle prime a rispondere alla chiamata del Generale Jannacci. Il dissenso espresso da Salerno, Russo, Rosito, Groccia e Borrelli riguarda inoltre la distanza tra i «principi di trasparenza e meritocrazia proclamati pubblicamente e la loro concreta applicazione nelle scelte interne. Chi chiede rinnovamento deve essere il primo a dimostrarlo, attraverso decisioni trasparenti, criteri chiari e rispetto delle competenze» aggiungono.
Al centro della riflessione anche la «delusione» che riguarda la gestione regionale del movimento e in particolare le scelte organizzative riconducibili all’onorevole Domenico Furgiuele. «Suscitano forti perplessità le segnalazioni relative al conferimento di un incarico di responsabilità a Catanzaro a una sua presunta nipote, originaria di Lamezia Terme, e all’attribuzione di un imminente importante ruolo a Massimo Cristiano, indicato come suo cognato – scrivono gli ormai ex militanti – Sono circostanze sulle quali riteniamo necessario fare chiarezza, sia rispetto all’effettiva sussistenza dei rapporti familiari sia riguardo ai criteri adottati per l’individuazione degli incarichi».
Interrogativi che assumono particolare rilievo alla luce delle dure critiche rivolte dal generale Roberto Vannacci al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e all’onorevole Francesco Cannizzaro, duramente attaccati in occasione delle elezioni suppletive di Reggio Calabria proprio sul tema del presunto familismo politico. «Non si può contestare agli avversari politici il ricorso a logiche familiari e poi evitare di rispondere alle stesse domande quando riguardano il proprio movimento. La meritocrazia deve valere per tutti, a cominciare da chi la proclama».
«Riteniamo doveroso – scrivono i fuoriusciti da Futuro Nazionale – riconoscere al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto l’impegno e la responsabilità con cui esercita il proprio ruolo istituzionale, valorizzando il confronto sui programmi, sulle scelte amministrative e sui risultati concreti ottenuti. È proprio su questi aspetti che dovrebbe misurarsi il dibattito politico, nel rispetto delle persone e delle istituzioni, anziché attraverso attacchi personali e accuse che rischiano di apparire contraddittorie rispetto alle scelte compiute all’interno del proprio movimento. La nostra non è una scelta dettata da ambizioni personali o da incarichi mancati, ma una decisione di coerenza con i principi in cui abbiamo creduto. La fuoriuscita da FuturoNazionale non rappresenta un abbandono dell’impegno politico, ma la presa d’atto che sono venute meno le condizioni per proseguire un percorso comune».
Salerno, Russo, Rosito, Groccia, Borrelli e Falabella credono ancora in un centrodestra «serio, concreto e capace di confrontarsi senza estremismi né personalismi. Perché il vero cambiamento non consiste nel cambiare nome, simbolo o protagonisti, ma nel cambiare il modo di fare politica. E la coerenza, per noi, viene prima dell’appartenenza».