L’Italia si distingue per le regioni dell’Europa continentale al più alto tasso di rischio povertà. Lo certificano i dati Eurostat che fotografano senza appello i territori a maggior livello di difficoltà economiche. La classifica del bisogno consacra la Calabria (37,2 per cento della popolazione residente) come maglia nera italiana, seguita dalla Campania (35,5 per cento) e dalla Sicilia (35,3 per cento) alla fine del 2024 risultando le tre regioni dell’UE col più alto indice di persone e famiglie a rischio povertà. Peggio delle regioni italiane solo il dipartimento d’oltremare francese della Guyana francese (53,3 per cento) e Melilla (41,4 per cento), la comunità autonoma spagnola sulle coste del Marocco.
I dati mostrano per la Calabria sono indice di una situazione deteriorata. Il dato delle persone a rischio povertà a fine 2024 (37,2 per cento della popolazione residente) è comunque inferiore di quello del 2023 (40,6 per cento) ma è comunque il secondo indice più elevato del decennio, a riprova di una povertà accresciuta dal 2014 in avanti. Diverso il caso per Campania e Sicilia, dove invece la situazione è migliorata su scala decennale, con una curva discendente.
Il rischio povertà è un insieme di più situazioni diverse che certifica le difficoltà economiche di una persona o di una famiglia, che Eurostat elenca per aiutare a capire meglio, in concreto, portata e dimensione di fenomeno che in Italia è piuttosto presente e che affligge circa 13 milioni di persone. Il problema che nello specifico fa di Calabria, Campania e Sicilia un esempio poco virtuoso a livello UE comprende incapacità di affrontare spese impreviste, non potersi permette di pagare una settimana di vacanza annuale lontano da casa, incapacità a saldare le spese (rate di mutuo o affitto, bollette), impossibilità di sostituire mobili usurati. Per le persone single, invece, si misura il diverso grado di capacità di poter pagare l’abbonamento internet, abiti nuovi, o potersi dedicare regolarmente ad attività ricreative