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Perse la vita mentre lavorava in azienda agricola: risarciti i familiari per circa due milioni di euro

Il Tribunale di Castrovillari ha accolto le richieste avanzate dall'avvocato Francesco Nicoletti e Manuela Serembe, condannando un noto proprietario terriero

Il Tribunale di Castrovillari ha condannato un noto proprietario terriero al pagamento di una somma complessiva di circa due milioni di euro in favore degli eredi di D.N., deceduto mentre era alla guida di una trattrice agricola, accogliendo le richieste avanzate dagli avvocati Francesco Nicoletti e Manuela Serembe. La vittima, dipendente dell’imprenditore, si trovava su una strada di campagna classificata come strada vicinale che collegava un uliveto con la fattoria di proprietà del datore di lavoro, alla guida di una trattrice agricola sulla quale erano trasportate cassette contenenti olive, del peso di circa 12 quintali, da trasferire dal luogo della raccolta alla fattoria. Nel tratto finale della strada, particolarmente scosceso, la trattrice agricola, sprovvista di telaio di protezione per il caso di ribaltamento e con impianto frenante non funzionante, si ribaltava, schiacciando lo sventurato lavoratore che, a seguito dell’impatto, perdeva la vita.

La fasi del processo

Dalla vicenda prendeva il via il procedimento penale a carico del proprietario terriero, nel corso del quale gli eredi della vittima si costituivano parti civili, conclusosi con una condanna alla pena di anni 1 di reclusione. Definito il processo penale, gli eredi conferivano mandato all’avvocato Francesco Nicoletti al fine di ottenere il risarcimento di tutti i danni cagionati dalla prematura e violenta scomparsa del proprio congiunto. Da qui, pertanto, la causa civile nel corso della quale l’imprenditore si costituiva sostenendo, per il tramite del proprio legale, che l’evento mortale si era verificato per colpa esclusiva o quanto meno concorrente e determinante della vittima, in quanto la stessa aveva disatteso le istruzioni impartitegli e di sua iniziativa, senza alcuna richiesta o autorizzazione, aveva agganciato il rimorchio carico di olive a un trattore non idoneo allo scopo poiché di potenza inferiore a quella necessaria.

Il Tribunale di Castrovillari in sentenza statuiva che la responsabilità dell’infortunio mortale occorso al lavoratore era da ascrivere “in modo esclusivo” al comportamento colposo del datore di lavoro poiché lo stesso non aveva approntato le misure di sicurezza idonee a prevenire ed evitare l’evento e aveva omesso di vigilare sull’effettivo rispetto delle cautele da parte del dipendente. Il Tribunale evidenziava inoltre che l’imprenditore era stato penalmente condannato perché per imprudenza, negligenza ed imperizia e per inosservanza di leggi, regolamenti e discipline, in particolare violando gli articoli 11 comma 3 e 4, 168, 173, 182 del DPR 574 del 27 aprile 1955, nonché gli articoli 2087 del codice civile, 35 e 36 del dlgs 626/1994, per colpa cagionava la morte del dipendente assunto nell’azienda agricola di sua proprietà. Venivano, dunque, ritenuti, da parte del Tribunale, sussistenti gli elementi costitutivi dell’illecito, raggiunta la prova della colpevolezza del datore di lavoro, sussistente il nesso di causalità tra le omissioni a questi contestate e l’evento mortale verificatosi e che dalle risultanze probatorie non era emerso alcun elemento tale da poter ritenere sussistente un concorso di colpa della vittima tale da escludere la responsabilità del lavoratore. Il Tribunale di Castrovillari, in accoglimento delle richieste avanzate dall’Avv. Francesco Nicoletti e dell’Avv. Manuela Serembe, ha condannato il noto proprietario terriero al pagamento di una somma complessiva di circa due milioni di euro in favore degli eredi del lavoratore, vittima del sinistro mortale.

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