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NAUFRAGIO DI CUTRO

Manoccio scrive alla Schlein: trasferire i sopravvissuti al naufragio nei progetti Sai

Il presidente dell'associazione don Vincenzo Matrangolo ha scritto al neo segretario del Partito Democratico per superare le difficoltà di gestione dei sopravvissuti

La tragedia di Steccato di Cutro tiene alta l’attenzione dell’Associazione Don Vincenzo Matrangolo che, attraverso la voce del suo presidente Giovanni Manoccio, torna sulle problematiche inerenti l’organizzazione e la gestione dei sopravvissuti. Manoccio, che nei giorni scorsi era intervenuto sulla questione, all’indomani della visita a Crotone della neo segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, scrive una lettera in cui chiede di porre l’attenzione su «alcuni aspetti che andrebbero, urgentemente, portati all’attenzione dell’opinione pubblica e delle Istituzioni competenti».

«Nel corso della Tua visita di ieri a Crotone -scrive Manoccio-, non ti sarà di certo sfuggita la approssimativa organizzazione in merito all’accompagnamento dei sopravvissuti al terribile naufragio di Steccato di Cutro, e ai loro familiari. In un momento del genere, un ruolo determinante lo devono svolgere i mediatori interculturali e gli psicologi, adeguatamente formati e in grado di gestire eventi così traumatici, mentre i pochi presenti a Crotone, sono operatori del volontariato e dell’associazionismo. L’associazione Don Vincenzo Matrangolo -continua-, di cui sono presidente, ha nell’immediatezza messo a disposizione i propri operatori specializzati, che hanno raggiunto Crotone per dare il proprio contributo, e per informare, accompagnare e supportare le persone sopravvissute, nonché i loro familiari arrivati da tutta Europa. Nell’immediatezza del tragico evento -evidenzia Manoccio-, ho segnalato al Servizio Centrale, e alla Prefettura di Crotone, la necessità di trasferire immediatamente le persone, che si trovano nell’ex CARA di Crotone, nei progetti SAI, gli unici in grado di prendere in carico i sopravvissuti, essendo dotati di equipe che possono fornire i più adeguati strumenti alle persone sopravvissute, in particolare per elaborare il grave lutto, ma anche solo per superare il forte evento traumatico che hanno subito».

Subito 50 posti disponibili

Sul territorio calabrese, oltre 50 sono i posti, immediatamente disponibili, che il progetto Sai ha messo a disposizione dei sopravvissuti. L’associazione di Manoccio si è detta anche immediatamente disponibile a provvedere al trasporto, da Crotone ai vari SAI del territorio.
«È estremamente urgente -aggiunge il presidente della don Vincenzo Matrangolo – che le persone sopravvissute siano trasferite dall’ex CARA di Crotone, luogo già di per sé assolutamente inidoneo alla permanenza dei migranti, ancor di più inidoneo in un contesto come quello attuale». Un’altra problematica segnalata è quella della gestione dei minori non accompagnati. «In aperta violazione della normativa, molti minori non accompagnati, i cui numeri stanno aumentando nel corso degli ultimi anni, vengono ospitati in centri di prima accoglienza, data la ormai quasi cronica assenza di posti nei SAI. Si pone, pertanto, come impellente, un ampliamento della capacità dei SAI per minori, di almeno 5000 posti. Sono molti altri i problemi che affliggono la materia dell’immigrazione, dalle norme che regolano l’affidamento dei servizi di accoglienza, alle disparità di servizi erogabili agli ospiti nei SAI, differenziati a seconda dello status giuridico, agli ostacoli opposti dalle Questure nel rilascio dei permessi di soggiorno nonché ai ritardi nel rilascio degli stessi, al malfunzionamento delle Commissioni Territoriali; tutto ciò mina la fiducia degli ospiti accolti nel circuito dell’accoglienza, e non solo, ma rischia anche di mettere a dura prova il lavoro degli operatori, e dunque la tenuta del sistema.
Auspico fortemente -conclude Manoccio- l’attivazione di un forum sull’immigrazione, affinché si riesca a instaurare un sano confronto sulle tematiche dell’immigrazione e dell’accoglienza».

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