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IL RICORDO

Francesco Marzano, un magistrato con la toga attaccata all’anima

Nei giorni scorsi nell’Aula dell’Ordine degli Avvocati presso la Corte di Cassazione, si è tenuto un convegno di riflessione sul su libro “Elogio degli avvocati scritto da un giudice".

Nei giorni scorsi nell’Aula dell’Ordine degli Avvocati presso la Corte di Cassazione, si è tenuto un convegno di riflessione sul  libro “Elogio degli avvocati  scritto da un giudice”,  di Francesco Marzano, Presidente emerito della IV Sezione della Suprema Corte di Cassazione, recentemente scomparso.  Erano presenti  le massime autorità della Corte di Cassazione e dell’Avvocatura, come la Prima Presidente della Corte Margherita Cassano, Il Presidente del Consiglio dell’Ordine di  Roma  Paolo Nesta, l’Avvocato Generale dello Stato, Gabriella Palmieri Sandulli,i presidenti delle sezioni della Corte di Cassazione, Patrizia Piccialli, titolare della IV Sezione Penale, il  dr.Di Salvo e il dr. Doivere, Presidenti di  sezione della Corte, i Consiglieri dell’Ordine degli Avvocati , Alessia Alesii, Cristiana Aorditi di Castelvetere, e Pietro Di Tosto, cui si sono aggiunti Gianfranco Iadecola, Sostituto Procuratore Generale emerito presso la Corte di Cassazione,  Vincenzo Romis, Presidente emerito della IV Sezione Penale, e. Nino Magnelli, consigliere emerito di Cassazione. Ha chiuso i lavori il sindaco di Castrovillari Domenico Lo Polito.

 Tutti  hanno reso omaggio alla figura eccelsa di Francesco Marzano,che ha lasciato la sua profondissima impronta nella storia della Magistratura italiana.

II Presidente dell’Ordine, Paolo Nesta, proprio prendendo spunto dal libro, ha sottolineato l’umanità che deve accompagnare l’azione di magistrati ed avvocati, in un rapporto biunivoco di riconoscimento reciproco della dignità delle rispettive funzioni; la Presidente della Corte, Margherita Cassano, ha riconosciuto in Francesco Marzano un punto di riferimento non solo culturale ma relazionale  ed etico, per le sue qualità umane, che gli hanno consentito di lasciare una grandissima eredità di affetti ai colleghi ed al personale amministrativo. Ha inoltre ricordato la profondità della cultura “ umanistica”, che gli ha permesso di spaziare in tutti gli ambiti, introducendo per la prima volta la relazione fra   produzione scientifica e giuridica, e producendo sentenze profondamente innovative, che fanno ormai parte della storia della magistratura italiana.

Anche per l’Avvocato Generale dello Stato Palmieri Sandulli, le brillanti qualità culturali e professionali del dr. Marzano sono state arricchite  e  completate dalle non comuni doti di umanità e di rispetto degli altri, riscaldate dall’intelligenza ironica che si può constatare nel libro.

La Presidente Piccialli, nella sua ampia e circostanziata relazione, ha posto in evidenza che il fondamento dell’attività professionale, e anche della vita di relazione e privata del giudice castrovillarese, con il quale ha condiviso per lunghi anni la vita professionale, è stata la sua profonda cultura delle regole , che affondava le radici in una formazione umanistica ricca e poliedrica

La Presidente Piccialli ha rimarcato poi in lui quelle virtù che sono cardine nella vita dell’uomo, e che gli hanno consentito di essere il magistrato esemplare che è sempre stato. Accanto alla profonda cultura, che diventa sedimento di saggezza, rimarca il grande  sentimento di giustizia, alimentato da un profondo rispetto della dignità della persona; a queste doti, s’accompagna la fortezza dell’animo nell’affrontare  le difficoltà, e la mitezza  del temperamento e del tratto.

Il dr. Iadecola, già Sostituto Procuratore Generale presso la Corte, ne ha elogiato il carattere mite e pacato, il suo senso del  limite e l’assenza di certezze precostituite, ricordando la sentenza sul disastro aereo di Linate, esemplare per la piacevolezza dello stile, capace di rendere comprensibili anche le situazioni più complesse. E il dr. Romis, collega per anni ed amico carissimo di Francesco Marzano,  ha rievocato episodi  del loro comune percorso, che testimoniano non soltanto la profondità  del loro rapporto amicale, ma le qualità relazionali del giudice Marzano, che, unite alla sua modestia comportamentale, e al rispetto verso tutti, destavano affetto e rispetto in tutti coloro con cui veniva a contatto.

A questi elogi si sono uniti i  Presidenti  Dovere e Di Salvo, che ne hanno rammentano l’equanimità e la gentilezza e la signorilità del  tratto, che alleggerivano la severità della funzione. Mimmo Lo Polito ha evidenziato anch’egli la  singolare modalità operativa, di affabilità ed ascolto, che legava il dr. Marzano ai cittadini della sua città, e rievoca l’amicizia di assai  lunga data, e i legami culturali e valoriali  che li univano; illustra azione di Francesco Marzano come Presidente della Fondazione Antiusura, e la sua azione contro la cultura dell’illegalità, e la sua battaglia per la formazione dei giovani alla cultura della legalità, attraverso la scuola; in questa battaglia, combattuta a fianco di istituzioni, laiche e religiose, accanto a docenti e capi d’istituto, egli promosse numerose occasioni di incontro fra gli alunni ed altissime personalità della Magistratura e delle Forze  dell’ordine, confidando nell’azione del dialogo e del confronto. Ha ricordato infine le numerose occasioni di collaborazione istituzionale del Comune di Castrovillari con il Presidente Marzano in questo percorso di educazione alla legalità, e rivendica con orgoglio le azioni messe in campo per onorare e ricordare questo illustre concittadino.

A concluso il Consigliere emerito di Cassazione Nino Magnelli, legato a Francesco Marzano da legami di parentela, oltre che di ideali e valori, che ha letto una poesia in forma di preghiera  scritta dal compianto Presidente, che è una sorta di testamento spirituale e valoriale;in essa egli , con profonda umiltà, prega di conservare  la profonda consonanza con chi soffre, di evitare l’alterigia di chi si ritiene migliore degli altri,di rifuggire dal compiacimento del potere, di essere sempre consapevole della fallacità dei giudizi umani, ed infine di giudicare, perché questo è il suo ruolo, sapendo però che a nessuno è dato di giudicare un altro essere umano, e chiedendo, per questo, perdono.

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di Redazione

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