Stasera il gran finale della 39ª edizione dell’Estate Internazionale del Folklore e del Parco del Pollino. In Piazza Biagio d’Arienzo, dove si esibiranno tutti i gruppi folklorici internazionali protagonisti della kermesse: Albania, Armenia, Botswana, Cile, Martinica, Messico, Venezuela e l’Italia con il Gruppo Folklorico “Città di Castrovillari” padrone di casa e anima della manifestazione.
Con il gran finale di questa sera, l’Estate Internazionale del Folklore si conferma un appuntamento imprescindibile che va oltre l’intrattenimento: è un’esperienza viva e autentica di scambio, conoscenza e umanità. Un evento che, ancora una volta, ha fatto di Castrovillari il cuore pulsante del mondo.
In un periodo storico in cui i fatti di cronaca spesso alimentano diffidenze e paure verso il diverso, l’Estate Internazionale del Folklore e del Parco del Pollino, ha offerto un potente messaggio di pace, integrazione e unità tra i popoli. Nei giorni scorsi è stata celebrata la messa della Pace, officiata da S.E. Mons. Francesco Savino, Vescovo della diocesi di Cassano Jonio e da rettore, Carmine De Bartolo, nella suggestiva Basilica Minore Santa Maria del Castello di Castrovillari, che ha raccolto intorno all’altare i rappresentanti dei gruppi internazionali, le autorità religiose e civili e tanti fedeli. Un’occasione di riflessione e spiritualità, durante la quale si è pregato per la pace tra i popoli e per un mondo più giusto e solidale.
“In un tempo segnato da guerre sanguinose, da frontiere che si irrigidiscono, da muri innalzati e da cuori chiusi, questa celebrazione del folklore diventa un gesto oserei dire, profetico, la risposta mite ma potente che uomini e donne del mondo possono dare all’odio: rispondere con la danza. È la risposta dei cuori che non si rassegnano alla logica della violenza, ma continuano a credere che si può camminare insieme pur parlando lingue diverse, pur portando sulle spalle storie dolorose e sogni infranti. E un desiderio di comunione, il bisogno di riconoscerci nel volto dell’altro, la sete di pace che arde in ogni popolo, da sempre” ha affermato S.E. Mons. Francesco Savino

Tra i momenti più simbolici e intensi della cerimonia, l’accensione delle candele: ogni rappresentante dei gruppi folkloristici ha acceso la propria fiaccola dal Cero Pasquale, a simboleggiare la luce che unisce i popoli. Altrettanto emozionante il gesto dell’acqua — simbolo universale di vita — con ogni delegazione che ha versato l’acqua proveniente dal proprio paese in un’unica ampolla, creando un segno tangibile di unione e fratellanza.
Suggestivo anche il momento in cui ogni componente dei gruppi partecipanti ha letto, nella propria lingua madre, un messaggio di pace, accompagnato dalle melodie tipiche della propria terra. Un’occasione per conoscere e comprendere, attraverso parole, suoni e accenti, la storia, le consuetudini, lo spirito e il temperamento di ogni popolo.
Altro momento toccante si è svolto durante l’offertorio, quando ogni componente dei gruppi ha donato al Vescovo e a Don Carmine De Bartolo un oggetto rappresentativo della propria terra: un gesto semplice ma carico di significato, che ha rafforzato l’idea di un’umanità unita nella diversità.
“Il nostro Festival è, prima di tutto, un messaggio di pace e fratellanza tra le genti, un invito al dialogo attraverso l’arte popolare e la bellezza delle tradizioni. Ogni edizione è una storia nuova da raccontare, fatta di volti, voci, danze e linguaggi che parlano all’anima, ma anche una conferma dell’importanza di custodire e valorizzare il patrimonio immateriale dei popoli” ha commentato Antonio Notaro direttore artistico EIF