La sanità calabrese non è più commissariata. Lo ha annuciato ieri sera con grande soddisfazione il presidente Roberto Occhiuto . Il Consiglio dei ministri infatti su proposta del ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, e con parere favorevole dei ministri dell’Economia Giancarlo Giorgetti e della Salute Orazio Schillaci, ha deliberato la revoca del commissariamento per la sanità della Regione Calabria. “Dopo 17 anni finalmente la Calabria è fuori dal commissariamento. A Palazzo Chigi il Consiglio dei ministri ha revocato il commissariamento della sanità in Calabria: un risultato storico.
Una decisione accolta con ovvia soddisfazione dal presidente della Regione Calabria che da mesi si batteva per giungere proprio a questo obiettuvo, salutato stasera come un “risultato storico”. “Diciassette anni con questa camicia di forza: ce ne siamo liberati”, il suo commento. Era presidente Giuseppe Scopelliti, del centrodestra – che caldeggiò il provvedimento – quando, il governo decise che i conti della sanità in Calabria non potevano più reggere ed era necessario l’intervento di Roma. Nei primi anni la figura del commissario ad acta per il rientro dal debito sanitario si sovrapponeva a quella di presidente della Regione. Dal 2018, dopo l’approvazione del dl fisco, le due figure si divisero e da allora in Calabria sono arrivati ufficiali dei carabinieri, della Guardia di finanza e questori, ma senza mai arrivare a ottenere risultati che permettessero di superare la fase commissariale.
“L’uscita dal commissariamento è certamente una notizia positiva, che avvia auspicabilmente la sanità calabrese sulla strada di una – ancorché non facile – normalizzazione, quanto meno a livello amministrativo-gestionale” ha affermato il consigliere regionale Ferdinando Laghi. .
“Pur riconoscendo il passo avanti segnato da questa decisione governativa – ha affermato Laghi – il problema di fondo è rappresentato ora dal piano di rientro. Con la fine del Commissariamento della Sanità regionale, infatti, le responsabilità gestionali da meramente tecniche, diventano del tutto politiche. Se, tuttavia, rimaniamo nelle condizioni di non poter investire le risorse economiche necessarie per riportare la sanità pubblica almeno ai livelli minimi essenziali, attraverso un importante e imprescindibile potenziamento degli organici, l’uscita dal commissariamento rischia di rimanere fine a se stessa. Bisogna pertanto proseguire sulla strada che riporti la Calabria alla piena e completa gestione della sanità pubblica eliminando quei vincoli economici evidentemente non conciliabili con un buon livello di qualità dell’offerta sanitaria”.