Torna a tenere banco la vicenda della Centrale del Mercure, di Laino Borgo. La Corte Costituzionale con la sentenza n.134 del 28 luglio 2025 ha, infatti, dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma della Regione Calabria che vietava la realizzazione nei parchi nazionali o regionali calabresi di centrali a biomassa con potenza superiore ai 10MW elettrici alimentati a biomasse, anziché disporre che “i parchi costituiscono aree non idonee” alla realizzazione di questa tipologia di impianti. “È una giornata storica per la Calabria, per i lavoratori della centrale del Mercure e per tutte le comunità che ruotano intorno a quel presidio produttivo -scrive in una nota Giuseppe Graziano, consigliere regionale e presidente di Azione Calabria”. “Dopo mesi di battaglie legali, politiche e istituzionali, la Corte Costituzionale ha ristabilito la verità: quella norma regionale che imponeva la chiusura dell’impianto era incostituzionale. Oggi -aggiunge- vince il lavoro, la legalità, il buon senso”. Va detto che Graziano, sin dal primo giorno, si è schierato a difesa dei lavoratori coinvolti nella vertenza e nel futuro dell’impianto a biomasse della valle del Mercure, “minacciato -dice- da una legge regionale (la cosiddetta Legge Laghi) che imponeva la riduzione forzata di potenza sotto i 10 MW, determinandone di fatto la chiusura”. “Parliamo – prosegue l’esponente regionale- di una filiera occupazionale in ambito forestale di oltre 1.500 lavoratori, e quindi famiglie, che diversamente sarebbero rimasti senza lavoro. Ecco perché la sentenza di oggi assume un valore eccezionale e straordinario”. “Non era pensabile -afferma Graziano -che per una norma sbagliata si potessero mandare in fumo centinaia di posti di lavoro e cancellare un’esperienza produttiva che rappresenta un esempio di economia sostenibile e circolare nel cuore del Parco del Pollino. Abbiamo sempre detto che quella legge, oltre ad essere una “norma-provvedimento”mascherata, era irragionevole, retroattiva e scritta solo per colpire un impianto specifico. La Consulta ci ha dato pienamente ragione”. “La Corte -dichiara il presidente di Azione Calabria – ha riconosciuto l’illegittimità costituzionale della legge regionale, sia nella parte in cui vietava a priori l’impianto, sia per aver violato i principi di legittimo affidamento e di libertà d’impresa”.
“È una sentenza -aggiunge- che va oltre il singolo caso: è un argine al populismo normativo e un richiamo alla serietà della legislazione regionale. Nessuna legge può travolgere i diritti fondamentali dei cittadini senza una ragione oggettiva e proporzionata”. “Il mio primo pensiero – dice Graziano- va ai lavoratori. Hanno resistito, con dignità e determinazione, anche quando la situazione sembrava compromessa. Oggi la loro lotta è diventata giurisprudenza. È una vittoria collettiva, che ci insegna che la politica ha senso solo quando si mette al servizio delle persone, non delle ideologie”. “Oggi portiamo a casa un risultato importante, storico. Ma da domani -conclude- si continua a lavorare, con ancora più forza, per garantire futuro, stabilità e sviluppo a questo territorio”.