Casa circondariale, un falshmob in occasione della giornata contro la violenza sulla donne

carcere cv

 

Il direttore della casa circondariale di Castrovillari, Giuseppe Carrà, congiuntamente con la dirigente dell’istituto alberghiero Ipseoa di Castrovillari, Immacolata Cosentino, rendono noto che un gruppo di detenute dell’istituto penitenziario – alunne Ipseoa – ed un gruppo di giovani studentesse dell’istituto, metteranno in scena il flashmob “wow! World of women” nella giornata del 25 novembre 2021 – giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Accolta la proposta progettuale nata dalla professoressa Annamaria Rubino, che ha inteso coinvolgere nella realizzazione le alunne degli istituti.

Il flashmob si terrà all’interno dell’istituto penitenziario nella sala cinema alle ore 9.00 alla presenza delle autorità comunali e dei presidenti delle associazioni di volontariato che collaborano con l’istituzione penitenziaria e vedrà mettere in scena – nei pochi minuti della manifestazione – una poesia nata dall’attività laboratoriale intramuraria ed una coreografia musicale interpretata dalle studentesse.

«Il flashmob – dichiara il dirigente Carrà – è un messaggio forte per dire stop alla violenza sulle donne ed assume una ancor maggiore valenza provenendo da questo istituto che custodisce anche i ristretti per reati di violenza contro le donne. L’idea – con la dirigente cosentino – è stata quindi quella di lanciare un messaggio alla società civile di sensibilizzazione contro qualsiasi atto di violenza di genere, atto che sia di natura fisica, sessuale o psicologica. Tutto ciò insomma che leda la dignità della donna nel riconoscimento di un ruolo imprescindibile nell’ambito della società, del lavoro e della famiglia».

Per il dirigente Carrà si tratta di una iniziativa «assolutamente innovativa in ambito carcerario» che vede «la piena sinergia tra le istituzioni e non solo: i “vasi comunicanti” della trasmissione delle esperienze tra la vita libera, declinata al femminile, e la vita detentiva, parimenti declinata, impone la proiezione nella vita dell’altro/a, il “mettersi in gioco” per uscire da se stessi, per affermare l’appartenenza di genere, ovvero essere donne, libere, capaci di autodeterminarsi nel rispetto della propria dignità».

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