Ripe del Falco: il vino che sfida il tempo e diventa il grande ambassador del Cirò

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Nato per sfidare il tempo e sovvertire le regole del mondo del vino calabrese che non pensava a vini da invecchiamento, Ripe del Falco dimostrò fin da subito di essere non convenzionale e non adatto ai compromessi. Rude, ampio, dinamico, prodotto solo nelle migliori annate, la bottiglia simbolo e sintesi della filosofia produttiva della cantina Ippolito 1845, è stata protagonista di una verticale presso l’Hotel Europa a Rende, organizzata in collaborazione con Fondazione Italiana Sommelier. Quindici anni di questa etichetta da uva Gaglioppo proveniente dalla Tenuta Mancuso, una vera cru all’interno dei 100 ettari di proprietà della famiglia Ippolito, racchiusi in cinque bottiglie d’annata (2001, 2007, 2010, 2013, 2014) che hanno permesso, al pubblico di appassionati e stampa specializzata presente, di gustare l’evoluzione del vino che affina per dieci anni in cantina tra vasche di cemento, acciaio, tonneau e bottiglia.

«Un grande ambassador del Cirò» - lo ha definito Gianluca Ippolito, responsabile della produzione aziendale - «un vino estremo che non è mai sceso a compromessi con il mercato, rimanendo fedele e autentico rispetto alle origini». Era il 1956 quando Vincenzo Ippolito scelse la bottiglia deformata piemontese, utilizzata per l’imbottigliamento dei Barolo, per immettere sul mercato un vino che avrebbe dovuto dimostrare la capacità di grande invecchiamento del Gaglioppo. Una sfida ai grandi terroir del vino italiano quasi sbeffeggiata dai produttori cirotani che si dimostrò vincente perché nel tempo Ripe del Falco ha saputo dimostrare la sua perfetta aderenza alla visione di territorio della famiglia Ippolito attorno al mondo del vino, sottolineata dalla critica nazionale ed internazionale che lo ha definito il «Monfortino di Calabria».

La verticale condotta da Domenico Pate, Excecutive Wine Master e docente di Fondazione Italiana Sommelier Calabria, è stata introdotta dal presidente della Fis Calabria, Francesca Oliverio, la quale ha sottolineato che quella di Ripe del Falco è «un approfondimento tematico dell’anno sociale dedicato alla Calabria» scegliendo una «etichetta che è nel cuore dei calabresi che amano il vino e la propria identità». Un rosso calabrese pensato per «attraversare il tempo» con grande espressività e originalità. Un plauso a Fondazione Italiana Sommelier è stato espresso da Paolo Ippolito, responsabile commerciale per l’Italia dell’azienda Ippolito 1845, per il lavoro di «formazione, informazione e cultura attorno al vino. Ripe del Falco – ha continuato – è il vino che rappresenta la storia della nostra famiglia. Con questo vino abbiamo avuto modo di conoscere il progetto di nostro nonno che non abbiamo avuto modo di conoscere in vita, per questo ci emoziona tanto».

«Il Gaglioppo – ha dichiarato Domenico Pate durante la conduzione della verticale – è uno schiaffo alla consuetudine e Ripe del Falco testimonia il rapporto di continuità con il territorio dell’azienda Ippolito». Cirò potrebbe presto diventare la prima Docg di Calabria. Le cinque bottiglie di vino proposte hanno testimoniato la forte espressività del Gaglioppo, ricco di freschezza e scalpitante nelle annate giovani (come la 2014 e 2013), per poi consolidarsi con maggiore intensità e un tannino più levigato (nell’annata 2010), fino al carattere da vino da meditazione (2007) e l’esuberanza ancora ottimale della annata più “vecchia” (la 2001).

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